Sin da bambini, i nostri genitori ed i nostri insegnanti, ci hanno trasmesso il valore che copiare non ci avrebbe portato da nessuna parte. La tipica frase sentita più e più volte “copia copiassa l’esame non si passa” metaforicamente potrebbe essere smentita con una storia di vita. 

La storia è di Leonore Carol “Lee” Israel, classe 1939, biografa di diversi personaggi famosi (come Katharine Hepburn), oggi principalmente ricordata come falsaria di grande talento. Ad inizio anni 90, la Israel, si ritrovò senza lavoro: le sue biografie non riscuotevano più il successo di una volta e la sua misantropia non aiutava le vendite. La sua conoscenza da biografa di personaggi del mondo dello spettacolo e non, aveva fatto sì che, Leonore, fosse in grado di riprodurre esattamente gli stati d’animo, il sarcasmo e il modo di scrivere degli stessi soggetti. Il modo per “tirare a campare” (forma gergale che rende nettamente idea della situazione) fu quello di copiare e “abbellire” lettere private degli stessi personaggi, per poi rivenderle a collezionisti. 

La sua bravura la portò lontano: iniziarono a girare lettere false e con contenuti “molto particolari” (che aumentavano notevolmente il valore delle stesse) di personalità come Ernest Hemingway o Dorothy Parker. Dopo essersi spinta troppo lontano, e arrivando anche a rubare lettere originali da altre biblioteche per rimpiazzarle con suoi falsi, venne scoperta a causa dei sospetti di alcuni compratori. Ciò che rende particolare la storia di Lee è sicuramente il momento in cui decide di non pentirsi delle sue azioni dinanzi alla Corte di Giustizia e addirittura rivendicando, questo periodo, come i migliori anni della sua vita. Oggi Lee Israel, morta nel 2014, è riconosciuta non tanto per le sue doti di scrittrice in quanto biografa, ma in quanto capace, spesso e volentieri, di aver lasciato un ricordo migliore delle persone per cui si spacciava.