Nei piccoli paesi cilentani, il forno è stato il vero interprete della vita sociale del borgo. Per anni le donne si sono date appuntamento al forno per cuocere il pane. Lo facevano tutte le settimane o quasi. Arrivavano all’alba con lunghe tavole in bilico sulla testa, dove appoggiavano il pane che aveva lievitato tutta la notte e lo custodivano sotto le tovaglie.

Una volta che il forno era caldo sgombravano il piano di cottura dalla cenere, disponevano le braci intorno e con la lunga pala introducevano le “pagnotte”. Poi chiudevano lo sportello, vi facevano il segno della croce e recitavano le formule propiziatorie: invocazioni alla Madonna e “Pater Noster”. 

Un rituale antico davanti al forno, punto di ritrovo per le donne del paese.

E mentre si attendeva che la cottura fosse ultimata, lo spazio antistante il forno diventava un luogo di condivisione e socialità, fatto di profumi, racconti e segreti culinari.

Oggi la tradizione è scomparsa. I piccoli supermercati locali vendono il pane dei centri vicini. Non c’è più l’esigenza di produrlo. Resiste ancora qualche forno attivo solo durante la stagione estiva per continuare, con malinconia, a diffondere profumi e sapori di una tradizione vissuta.