La fotografia va toccata, va ascoltata, va passata di mano in mano, va inserita in un album ricordo, incorniciata o appesa in casa, va pienamente vissuta. Quante volte abbiamo detto: “si, prima o poi stamperò le fotografie che ho in digitale”, l’abbiamo fatto?. Quanto è figo andare a riguardare gli album fotografici e magari sorridere trovando il fratellino o il cuginetto senza denti, tua mamma col pancione o tuo nonno che ti tiene per mano? Quanto è facile che, seduti intorno ad un album di foto, si finisca col raccontare aneddoti?


Nella fotografia digitale, quella che, molto spesso, sfogliamo distrattamente cliccando sul mouse del nostro computer o passando il dito sullo smartphone, mancano tutta una serie di informazioni sensoriali, di sfumature e di emozioni che solo la stampa fotografica può restituirci.


Dovremmo continuare a sfruttare tutte le potenzialità che l’era digitale ha introdotto, ma non affidare solo a pen drive, cloud, hard disk, smartphone e social network le nostre fotografie. Dovremmo abituarci a procedere per sottrazione, a selezionare le fotografie che più ci emozionano, che ci strappano un sorriso o una lacrima, dovremmo tornare a stampare i nostri ricordi e non dimenticare di dare anche alle future generazioni la possibilità di conoscere tutta la bellezza racchiusa in una stampa fotografica.