Ieri, la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha, nei fatti, eliminato il diritto delle donne ad interrompere una gravidanza indesiderata. Questo è avvenuto negli USA, un paese a cui molti guardano come punto di riferimento culturale – sebbene non il più avanzato, in occidente, in tema di diritti civili.

La sentenza riporta il calendario indietro a 50 anni fa, quando si usciva a fatica da quell’epoca ancora pervasa di vessazioni e di ipocrisie in cui il destino di una ragazza che s’era “messa nei guai” (quasi che la gravidanza fosse responsabilità solo sua), l’era strappato di mano. L’aborto clandestino (in sicurezza solo per le signorine di buona famiglia), l’incancellabile stigma sociale delle “ragazze madri” o peggio il “matrimonio riparatore” contratto spesso col proprio “aguzzino” erano i soli epiloghi possibili.

Per i giudici, questi cinquant’anni non sono passati. La classe dirigente ottugenaria che li esprime, prossima ormai ad uscire di scena, certifica, con questo “colpo di mano” il suo fallimento, ammettendo che in tutto questo tempo non è riuscita a trovare una via per salvare delle vite senza opprimerne altre.

E’ una brutta stagione, la nostra, per i diritti civili. Una società in procinto di affrontare le sfide difficilissime poste dal progresso e dal presente, si trova ostaggio di una minoranza – una minoranza – che non sa fare altro che guardare indietro e riproporre modelli fallimentari. Occorre impedire che questo accada di nuovo. Le donne e gli uomini che hanno una vita da vivere e un futuro da abitare, non hanno tempo da perdere. Che flettano i muscoli e schizzino via! Che lascino indietro chi vuol vivere nel passato.

Paola Margherita – Argine (dettaglio), esposta al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.