© Angelo D’Amato

Viaggiare, osservare, visitare, apprendere con avidità tutto ciò che può destare interesse; montagne, chiese, croci, stelle, animali, uomini e donne, fanno da contraltare all’uso sapiente di colori pastello che generano straordinarie visioni fiabesche.

È il mondo dell’artista di Barbla Fraefel Zah, un mondo, quello a Sud della nostra penisola, che l’artista ha conosciuto durante il suo peregrinare, – Barbla vive con il marito Peter tra Biel/Bienne in Svizzera e Campagna, in provincia di Salerno -, in luoghi aggomitolati in una dimensione quasi sacrale, colti in un immaginario collettivo che sta “all’origine del mondo”. L’alfabeto visivo di Barbla si compone di “sagome” e “segni” come tatuati su carta o su tela.

Con essi vengono tracciati, ritagliati, lembi di superficie che “affondano” i loro margini sulla struttura del supporto attraverso sapienti accordi compositivi dove le geometrie di alcune forme rendono possibile ogni sorta di isomorfismo con i “luoghi” del colore.

Barbla Fraefel, a suo modo, può considerarsi di estrazione romantica nella misura in cui fa della natura una fonte di ispirazione ineludibile, insieme alla ricerca di ogni impercettibile alone di spiritualità ad essa connessa, gli inserimenti delle opere “per grazia ricevuta” di un ex voto, ne sono un esempio.

Questa tendenza “panteistica” risuona in ogni composizione sebbene non si è in presenza di una datità materica che conduce al gesto, all’immenso e all’effimero come fonte di un sentimento del sublime, ma si svolge in una caratterizzazione compositiva quasi naif, graficamente impeccabile, a tratti decorativa, ma non per questo priva di una grande suggestione poetica.

Angelo D’Amato