Palmar è un giovane indiano arrivato in Italia come turista per dimenticare una delusione d’amore e non è più ripartito per il continente asiatico. Nei primi anni riesce a trovare impiego prima al Nord, come custode di un Luna Park e poi al Sud, nella distribuzione ortofrutticola, ma in seguito il lavoro diminuisce e inevitabilmente viene licenziato.

In India non è proprio un figlio modello, sperpera tutti i suoi guadagni e il fratello, imprenditore tessile per articoli sportivi, cerca di inserirlo dopo il percorso scolastico, nell’azienda di famiglia. Ma Palmar ama la bella vita e non si sente predisposto per il lavoro aziendale e la fine di un amore l’induce a partire per un altro Paese, per altre culture.

Non ama molto Salerno, si sente un intruso e poco accettato. Più volte è stato fermato dalle forze dell’ordine locali per essersi accampato in strada. A volte riuscivo a scambiare qualche parola con lui negli angoli della cittá. I suoi occhi sempre tristi: cercano aiuto, cercano amicizia. Riesce a sorridere di rado, ma al suono delle note della musica indiana si trasforma e intona le melodie delle sue canzoni preferite. 

Ama la sua India, la sua famiglia. Ma un po’ per vergogna e un po’ per orgoglio non è voluto rientrare al suo Paese: annegando la sua gioventù in malinconici pensieri.