aria-e-primmavera

Il primo lunedì delle vacanze primaverili sa un po’ tanto d’estate, la stessa che ricordiamo con malinconia e sorrisi a trentadue denti.

Si inizia ad Amsterdam, sedute scomposte in un vagone in cui gli sguardi a noi rivolti rivelano una buffa confusione. Direzione Haarlem, la città dei fiori.

Balliamo ad un paio di centimetri dall’acqua di un canale che taglia il parco in due, chi è dall’altra parte abbozza un sorriso. Dei ragazzi in motorino si fermano e ci invitano ad una festa per il Koningsdag, il giorno del re. “Non siete di qui” dicono quasi sollevati. Non li rivedremo mai più, ma il mare chiama.

Dieci minuti di treno e trenta alla ricerca di un bagno, siamo a Zandvoort aan Zee.

Si sente il rumore delle onde, la spiaggia è vicina. Il primo istinto è quello di togliere le scarpe e correre perché la sabbia va vissuta. Forse immergere i piedi nell’acqua non è stata un’ottima idea, considerato il vento gelido, ma siamo preparate: abbiamo uno scialle in tre. Poi entriamo in un bar scalze, la gente non può non guardarci.

Oggi l’Olanda sa di Italia e tre adolescenti hanno capito che il sole non splende solo al Sud.