Sono un milione gli italiani che, con un grande coinvolgimento emotivo, assistono genitori o parenti non più autosufficienti. Ci si sente investiti da una speciale missione da portare a termine ma non funziona così.

Bisogna chiedere aiuto ed accettarlo, anche contro la volontà del genitore o del parente. La condivisione contribuisce a rendere tutto più efficace e sfila una sola persona dall’assorbire tanto dolore e tanta fatica e dallo scivolare, senza consapevolezza, in una zona di malumore con annessa caduta psico-fisica (due casi su tre). Chi bada deve trovare lo spazio per il proprio tempo libero, i suoi svaghi, la sua libertà mentale e fisica, non può e non deve ridursi allo status di prigioniero.

Si sta facendo una cosa bellissima e non bisogna sprecarla annullando la propria vita e tutti gli equilibri faticosamente costruiti in essa.