Testimoni di un mestiere antico, con la pelle bruciata dal sole e le mani segnate dalla fatica, i pescatori sembrano assomigliarsi tutti. E la crisi sta mettendo in difficoltà molti di loro. Il lockdown della scorsa primavera ha messo in ginocchio il mercato ittico in tutta Europa e questa seconda ondata sta solo peggiorando la situazione per moltissime piccole imprese legate alla pesca italiana e, in particolare, per i pescatori del Mediterraneo. Per loro è forse la più grave crisi che si siano trovati mai ad affrontare. Le uscite in mare si limitano alla cattura del pesce necessario per il proprio fabbisogno o per vendite sporadiche, non più legate ai mercati settimanali locali. A pesare è la flessione delle richieste della ristorazione e dell’accoglienza turistica. La chiusura delle attività di ristorazione, unita al blocco del turismo, ha provocato una minor domanda che ha tagliato più del 50% del fatturato. Infatti, gli Italiani, non mangiano più fuori casa e sul fronte dei consumi domestici, quando acquistano si orientano su prodotti a lunga scadenza. Così accade che i frigoriferi dei pescatori restino pieni per il prodotto che rimane invenduto e alcune imbarcazioni non escano per la battuta di pesca, per evitare almeno di sprecare gasolio, visto che non c’è mercato. In Campania oggi si segnalano guadagni in picchiata con perdite di almeno il 70%-80%. L’UE ha approvato misure d’emergenza con lo scopo di aiutare agricoltori e pescatori colpiti dalla pandemia di Coronavirus e di garantire la continuità nella fornitura dei generi alimentari. Ma non basta. Per questo settore, in crisi da tempo, rialzarsi potrebbe essere davvero complicato.