Agente_di_Polizia_Municipale

In tempo di Covid, accade che un lavoro di prima linea porta ad un altro genere di lotta, quella contro il virus. Gli agenti della Polizia Municipale quotidianamente affrontano, con limitati dispositivi di protezione, la minaccia di contrarre in qualsiasi momento questa patologia, magari durante le consuete operazioni di controllo. Nell’ingrato compito di garantire il rispetto delle restrizioni imposte, si è ritrovata molto spesso ad essere osteggiata, anche con violente rimostranze, dai cittadini irrispettosi e dediti solo al mantenimento del proprio “status” di libertà individuale.

Ma il coraggio di uscire in strada in questo frangente è contrapposto alla forte sensazione di impotenza. L’impotenza di non poter scegliere, di ritrovarsi improvvisamente in un letto ad affrontare la malattia.
«Tutto è iniziato, all’improvviso, da una congiuntivite e un’infezione gastro intestinale come tante. Poi è giunta la febbre alta. Lo stato infiammatorio si è trasformato in un’infezione al nervo ottico e alla cornea che per un mese mi ha quasi azzerato la capacità visiva». Queste le parole di un vigile colpito dal Coronavirus. Fortunatamente, i suoi sintomi non hanno coinvolto l’apparato respiratorio, ma a distanza di tempo appare ancora debilitato, con una notevole perdita di peso. «Dopo una cura lunghissima agli occhi, i nervi della schiena si sono quasi saldati fra loro, costringendomi ad indossare un busto per almeno otto ore al giorno senza poter stare a lungo in piedi», continua il Sottoufficiale.

Per riservatezza non citiamo il suo nome, ma la battaglia per ritornare in salute si è associata a quella per il riconoscimento giuridico del Covid quale malattia avuta nell’espletamento delle funzioni di servizio. Un riconoscimento purtroppo non scontato, soprattutto nelle prime fasi dell’epidemia e arrivato solo con il Decreto “Cura Italia” (D.L. n. 18/20) col quale il legislatore ha inquadrato il contagio da Covid-19 come infortunio sul lavoro.