Quest’anno, verrebbe voglia di crederci davvero a tutte le storie che si raccontano intorno alla notte di Halloween. Non tanto per dare la stura alle solite polemiche oziose che dividono i puristi, detrattori di una “festa americana importata” e i teorici del “Melting pot” che, al contrario, ne nobilitano le origini rispolverando retaggi druidici e tradizioni precristiane.

Ci farebbe un gran bene, vagando per le strade svuotate dal coprifuoco,  imbatterci in qualcuno degli spiriti dei trapassati che, in questa notte (quale che sia la versione della storia che ci aggrada), dovrebbero giungere per accompagnare i vivi verso i mesi più bui e freddi dell’anno, fugandone le paure e offrendo loro protezione e conforto in cambio (si dice) di un piatto di legumi, un bicchiere di vino e i tradizionali biscottini: “le ossicelle”.

Eh già, le paure. Quest’anno non sono quelle giocose che incutono i ragazzini andando di casa in casa per la loro questua. Quest’anno, agli spiriti toccherebbe occuparsi di affari più seri: le paure che tormentano noi tutti, di fronte ai mesi difficili che li aspettano.

Ci piacerebbe, a notte fonda, posare la testa sul cuscino e sperare, come i nostri antenati, nel fatto di non essere soli.

Forse, però, potremmo stare molto meglio se facessimo due passi per strada la mattina dopo, e incontrandoci tra vivi, parlarci delle nostre reciproche paure e averne, magari, la certezza di non essere soli.