C’è un virus che non ha bisogno della presenza per diffondersi rapidamente perché utilizza il web. È quello dell’odio in Rete.
Countering Online Hate Speech il  Report UNESCO che definisce l’odio online attraverso precise caratteristiche: la permanenza nel tempo; il carattere itinerante (itinerancy) del messaggio; l’anonimato – e la conseguente sensazione di impunità; la transnazionalità dei contenuti.
In questo particolare periodo storico in cui una pandemia mondiale spinge a un utilizzo massivo del web, in cui i ragazzi giocano, studiano, passano la maggior parte del loro tempo online, l’Odio in Rete cresce e tocca dei temi spesso comuni. Secondo L1ght, azienda specializzata nella misurazione della tossicità online, dall’inizio del Covid-19 c’è stato (specialmente su twitter) un aumento del 900% delle parole d’odio contro la Cina e i cinesi accusati di aver diffuso il virus. Altro tema molto toccato per incitare all’odio, stavolta contro i meridionali d’Italia, sarebbe il “treno della vergogna” in partenza da Milano verso il sud. Ancora molto hanno usato l’hashtag #boomerremover, alludendo alla capacità del virus di eliminare gli over60 come una selezione naturale. Infine immancabile una considerazione sull’odio in rete verso la donna. Amnesty International, nel “Barometro dell’odio” stima che su oltre 42.000 post e tweet analizzati, più di 1 su 10 (il 14%) è offensivo, discriminatorio o hate speech. Come direbbe Andrea Camilleri “Bisogna pesare ogni parola che si dice e soprattutto far cessare questo vento dell’odio, che è veramente atroce”

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