La Pompei del Novecento, così la definì Onorato Volzone, giornalista de Il Mattino, quando nel 1982 scoprì il borgo in abbandono ed avviò la discussione sulla sua valorizzazione. Il borgo in questione si trova tra i monti Alburni ed è Roscigno Vecchia.

Come gli antichi pompeiani, anche i roscignoli fuggirono alla forza della natura. Il territorio carsico e l’acqua dominano il paesaggio ed il sottosuolo, le frane sono frequenti e le strade spesso incerte. La fuga, però, è stata molto più lenta, durata quasi un secolo, da quando due ordinanze del Genio Civile, nel 1907 e 1908, stabilirono lo sgombero del paese e la costruzione di nuove case piú a monte, piuttosto che agire lì.

Nel borgo antico vi è una dimora che cattura sempre l’attenzione, è la dimora di Giuseppe Spagnuolo, sessantatreenne con barba e capelli alla Marx, occhi diretti, voce calda, fumatore di pipa con foglie di carciofo ed altre erbe essiccate, una figura interessante. Dopo anni di lavoro al Nord Italia ed in Svizzera ritrova equilibrio nelle sue origini, vivendo in compagnia dei suoi gatti e con le offerte dei visitatori. Fa da cicerone guidando i turisti più curiosoni nei meandri del borgo e nella sua casa senza acqua, gas e luce ma piena zeppa di ricordi, racconta loro storie.

Tra candele, cappelli, cravatte, foto, lettere e cartoline inviategli da ogni parte del mondo Giuseppe scruta gli anni e, dalla sua prospettiva sopraelevata, osserva lo scorrere della modernità ma non si lascia mai toccare da essa. La libertà, afferma, non è una meta o la fuga da un posto, piuttosto la condizione che porta a far respirare l’anima e alleggerire i pesi della vita, osservandoli e sfiorandoli da una prospettiva nuova.