Gli alunni non sono fantocci né tantomeno pupazzi, ma persone, in carne, ossa ed emozioni, le più eterogenee da scoprire e gestire. Questo passa attraverso due principi fondamentali, la tutela della salute, intesa, dalla nostra Carta Costituzionale, come diritto della persona ad un equilibrio fisio-psicofisico, e il diritto all’istruzione. 
Oggi, entrambi lesi. Ancora una volta, nei loro riguardi, le misure adottate sono state quelle di una comoda ispirazione, “fare fuoco” sugli studenti, bersaglio facile. Proprio loro, i più rigorosi e rispettosi di ogni singola norma comportamentale, pur di non allontanarsi dal loro ambiente. In un attimo, siamo ritornati all’anno zero. DAD non vuol dire scuola, è didattica! Oggi la scuola è diventata per gli alunni la casa della Fata Turchina, un sogno.  Non si possono chiudere i cancelli al futuro perché nel presente non si è riusciti a frenare l’esplosione dei contagi. Ci chiediamo, chi gestisce i fondi per ottemperare a situazioni emergenziali come questa, secondo quali criteri opera?  In tutti questi mesi, cosa si è atteso? La chiusura delle scuole nella nostra regione non era inevitabile, la verità è che non si è fatto nulla per evitarla. Dopo mesi di battaglie per riaprire le scuole, i finanziamenti per le modifiche strutturali all’interno degli edifici, con aule ampliate, banchi, mascherine, disinfettanti, distanziamento, assecondando il proprio turno, e la soluzione? Quella più arbitraria… Tutti a casa!   

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