Ai tempi del Covid e delle misure per il suo contenimento le regole per i viaggi sono diverse a seconda dello Stato di provenienza o di destinazione. Così può capitare che da cittadino Italiano,  iscritto all’AIRE, tu possa restare bloccato nel posto in cui lavori, senza poter rientrare nel tuo Paese di origine. Il decreto DPCM del 7 settembre, infatti, divide i paesi esteri in categorie. In particolare, nell’elenco F sono riportati i paesi dai quali non è permesso l’ingresso in Italia, con eccezione dei cittadini UE che abbiano la residenza anagrafica da prima del 13 agosto 2020. L’iscrizione all’Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero) è obbligatoria per chi svolge la propria attività lavorativa all’estero per oltre 180 giorni in un anno, quindi tutti gli espatriati italiani che lavorano nei paesi dell’Allegato F e che, rispettando la legge si sono iscritti all’Aire, dal 7 luglio non possono rientrare in Italia. E così Rocco residente in Colombia, dove lavora da qualche tempo, in lista F da mesi, si definisce figlio di un Dio Minore –“purtroppo sembra proprio che l´Italia non mi voglia piú indietro. Come puó un Paese vietare il rimpatrio ai propri cittadini?” – è molto rammaricato, sostiene con indignazione che è in corso un’assurda discriminazione verso alcuni Paesi rispetto ad altri, fatta senza alcun criterio, come se esistessero cittadini Italiani di serie A e di serie B.
Rocco, vorrebbe tornare a casa e spera che qualcosa cambi entro Dicembre. La Famiglia non è turismo!