Napoli ha due veri e propri nuclei antichi originari: il primo è la collina di Pizzofalcone sulla quale nacque la città di Partenope, mentre il secondo è la zona dei tre decumani, le tre strade più antiche, dove sorse l’attuale città. In quest’ultimo spazio, in particolare, si sono concentrate tutte le costruzioni avute nel corso dei secoli fino al XVI secolo, con l’apertura verso ovest della città per volere del Viceré spagnolo Don Pedro de Toledo. L’ampliamento della città verso occidente comportò la nascita dell’attuale centro storico, il più grande d’Europa, dove convivono, stratificati, secoli e secoli di storia. Nacquero così i Quartieri Spagnoli. 

I Quartieri Spagnoli fiancheggiano la sempre viva e gremita via Toledo, che fa da confine tra due spazi della città con aspetto e storia completamente diversi: da una parte la sontuosità della Galleria Umberto I, del Teatro San Carlo e del Palazzo Reale, dall’altra uno squadrato, enigmatico ed intrigante reticolo di vie, un po’ buie data la dimensione e la vicinanza dei palazzi. Una città nella città, un’area quasi immutata nel tempo, sincera e genuina. Nel corso dei secoli, però, non hanno mai smesso di far parlare di sè: un luogo che si perde in quella intricata rete di strade, per lungo tempo considerato simbolo di disagio sociale e di degrado, ma che, grazie allo sforzo del popolo napoletano, ha lottato per avere la considerazione che merita. Oggi quella zona è un attraente e piacevole meta per i turisti.  

Disordinata e sventurata, ferita è da sempre Napoli. Variopinta ma incantevole è la sua suggestiva bellezza. Descritta con amore attraverso i versi di poeti innamorati di lei come di amanti di una donna suadente.