Da settimane, il rumore degli elicotteri e dei Canadair che, impegnati nelle operazioni di spegnimento dei numerosi incendi boschivi, sorvolano senza sosta i nostri cieli, è assordante. Come ogni anno, nel periodo estivo, quando la siccità, l’alta temperatura ed il vento determinano condizioni favorevoli all’innesco e allo sviluppo di incendi, decine di migliaia di ettari di bosco bruciano. Questi incendi di natura dolosa o colposa, che devastano le nostre montagne, sono legati alla speculazione edilizia, all’incuria e alla disattenzione dell’uomo. Negli ultimi trent’anni è andato distrutto il 12% del patrimonio forestale nazionale, che costituisce il 30% della superficie del nostro Paese ed è un’immensa ricchezza per il territorio. Le conseguenze di questi incendi sono gravissime e incalcolabili. I tempi per il riassetto dell’ecosistema forestale e ambientale sono molto lunghi e portano ad una alterazione delle condizioni naturali del suolo aumentando il rischio di dissesto idrogeologico, con fenomeni franosi, spesso devastanti e mortali. Infatti, con le piogge d’autunno, quel che resta della terra andata in fumo sui versanti non più in grado di trattenere le acque, franerà a valle preparando la prossima alluvione. Il prossimo disastro annunciato. Un giorno qualsiasi di settembre 2020

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