“Sì, viaggiare, dolcemente viaggiare, rallentando per poi accelerare, …” intonava così una famosissima canzone degli anni 70, ma certamente non si viveva in epoca di pandemia. Basta ascoltare la radio, leggere un quotidiano, prestare attenzione ad un telegiornale per comprendere che un controesodo così monitorato non si era mai registrato prima.
Le vacanze al tempo del Covid.
L’epidemia continua a dilagare, molti sono i nuovi focolai, tra questi un’altissima percentuale di contagi “da rientro” che fa aumentare i ricoveri con un’età media scesa ai ventinove anni. Difronte a questo nuovo scenario, dove la dubbia scelta di andare in vacanza in posti superaffollati e in giro per il mondo, ha notevolmente contribuito a renderlo nuovamente rischioso; ci siamo chiesti se viaggiare equivalga forzatamente a lunghi spostamenti oppure, in questo momento storico, viaggiare possa anche significare “agire con responsabilità”?
Sfogliando un sussidiario della classe V della scuola primaria e concentrando l’attenzione sul paragrafo della Geografia, abbiamo ricordato ciò che ai bambini viene insegnato: andare alla scoperta dei territori delle regioni italiane, della nostra straordinaria storia, il fascino dei nostri paesaggi e le innumerevoli aree archeologiche lasciate in dote da civiltà remote.
Con riferimento ai cittadini italiani, consequenziale è stata la nostra riflessione: se in questa fragilissima estate avessero scelto di viaggiare entro i confini della propria regione, con molta probabilità i contagi si sarebbero ridotti, perché, in questo momento solo la prudenza del singolo può vincere definitivamente la partita contro questo avversario, o meglio, nemico che non vuole fare sconti.
Dunque, viaggiare sì, ma viaggiare “local”, viaggiare responsabile! – ©Vittoria Di Giacomo