Quest’anno è un’estate da primato sui litorali campani, dove i nidi di “Caretta caretta” individuati – con una maggiore presenza sugli arenili cilentani – sono addirittura 28. Un dato importante che si accompagna alla crescita della sensibilità ambientale dell’intera area, sostenuta dall’attività delle associazioni ambientaliste.Alla luce dei led infrarossi, utilizzati dai volontari, improvvisamente spuntano le prime goffe pinnate che “corrono” verso il bagnasciuga. Una ad una, le piccole, attratte dalla luce della luna raggiungono la riva, restituendole a loro l’habitat naturale. Con gli occhietti impastati di sabbia ha inizio la vita delle tartarughine nate nel silenzio della notte, purtroppo non tutte sopravvivranno, solo il 2% ritorneranno sulle spiagge natie per ripetere il ciclo della vita.«Questo tratto di costa è l’unica area del Mediterraneo occidentale dove la nidificazione delle tartarughe marine ha assunto una regolarità», spiega Sandra Hochscheid, coordinatrice del centro “Turtle Point – Anton Dohrn”, dove vengono curate le tartarughe ferite o debilitate. La biologa marina afferma che purtroppo ancora molte continuano a morire soffocate per aver inghiottito plastica, una maggiore educazione allo smaltimento dei rifiuti eviterebbe la fine di questi bellissimi esemplari marini.Le date delle schiuse restano segrete, per scongiurare il rischio assembramenti, ma lo spettacolo viaggia sui social. La pagina facebook “Tartarughe marine in Campania”, gestita con appassionata dedizione da Francesca Punzo, condivide in tempo reale video e immagini: un occhio virtuale sulle neonate “Caretta caretta” per evitare che sugli arenili del Cilento si affollino troppi curiosi, attratti dall’opportunità di assistere al miracolo della vita che si rinnova a fine agosto con le prime pinnate verso il mare.

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