Sembra essere la tendenza del momento ed invece è un vero e proprio fenomeno che va consolidandosi sempre più e, alle sue spalle, troviamo una smodata passione e tanta cultura e ricerca. Quanti di noi in un pub, in un ristorante o semplicemente tra amici, si sono sentiti chiedere se volessero bere o assaggiare una birra artigianale?

La birra artigianale conquista mercati e consumatori, che sono delle vere e proprie “nicchie gourmet”. Il cliente si dimostrano particolarmente attento e, in alcuni casi severo, alle modalità e alla realizzazione di questo prodotto. In Campania i primi segnali di una produzione artigianale si registrano ben prima del 1996, considerato l’anno zero della birra artigianale italiana. Nel 1982 il primo micro birrificio campano nel pieno centro di Sorrento. Ma stiamo parlando di meteore. Bisogna aspettare il nuovo millennio per veder partire con più convinzione il fenomeno craft campano.

La birra artigianale è una bevanda sana: integrale e naturale, non contiene conservanti ed è fatta solo con materie prime selezionatissime. Seguendo questo principio, la birra strizza l’occhio alle materie prime locali, altre volte, attraverso gli stili proposti, ci riportano indietro nel tempo a vecchie ricette e a terre lontane, come successo a Salerno, nel vicolo dei caciocavalli (via Masuccio Salernitano) dove il pub Oro, Incenso e birra ha ospitato Andrea Govoni (mastro birrario e titolare del microbirrificio indipendente Bi.Ren) e le sue creazioni, Pilsner, Bock, Blanche, Rauchbier, facendoci fare, un salto in Baviera e in Franconia.