Nell’ultimo anno gli incendi in Italia sono triplicati: il 60% è di origine dolosa. In trent’anni è andato perso il 12% del nostro patrimonio boschivo.
I dati raccolti dall’Effis (l’European forest fire information system) contano in Italia 20.395 ettari andati a fuoco nel 2019 e sono divampati 251 roghi, quasi un incendio al giorno. Per ricostituire i boschi andati in fiamme, ci vogliono almeno quindici anni con ricadute sul settore del lavoro e del turismo. Un costo drammatico che l’Italia è costretta ad affrontare perché è mancata l’opera di prevenzione, sorveglianza e soprattutto di educazione ambientale sul valore inestimabile di un patrimonio importante per la biodiversità e la stabilità idrogeologica del territorio. Quest’anno, la Regione Campania, con decreto dirigenziale, ha dichiarato lo stato di allerta e di grave pericolosità degli incendi boschivi per tutto il periodo estivo. Pertanto, è fatto divieto assoluto di accendere fuochi di ogni genere, all’aperto, nei boschi per evitare disastri ambientali. Tra un incendio appiccato e, una discarica a cielo aperto, l’uomo, dalle mani macchiate di crimine, ha reiteratamente deturpato la Terra.

A queste mani, dal tatto doloso, si contrappongono quelle oneste e polverose di uomini che, invece, della cura della terra ne hanno fatto la loro ragione di vita. «Preparare il terreno per le coltivazioni è una fase importante, fresare il terreno significa renderlo adatto ad accogliere le piante e curarsi della loro crescita» Mettere in campo questo tipo di lavorazione vuol dire sminuzzare e rimescolare ciò che resta delle precedenti colture, in questo modo tutto si trasforma in concime organico, apportando benefici al terreno. Giosuè ci spiega il suo lavoro con passione; racconta del padre che avrebbe voluto altro per “questo figlio”, ma lui, che sin da piccolo, osservando il nonno lavorare coi buoi nei campi, aveva già conosciuto la libertà che la terra sa riconoscerti.

 Non poter fare a meno del suo odore e il sudore che solo essa è capace a tirar fuori dalla tua pelle, vuol dire appartenere alla terra, un’appartenenza innata. Giosuè, pur respirando polvere, cerca di rigenerarla e prepararla a nuovi raccolti, a una nuova stagione, perchè il suo vero motore è l’amore che nutre per la Terra. ©Vittoria Di Giacomo