Deborah è una giovane e forte ragazza che da anni soffre di fibromialgia e convive con essa. La fibromialgia è una malattia reumatica cronica, una patologia, ad oggi, purtroppo ancora invisibile, che provoca un forte dolore diffuso, indebolimento, stanchezza e rigidità muscolare e soffrirne equivale ad essere un corpo di cristallo molto pesante, ferito da parte a parte e ad avere delle frecce conficcate nella carne che nessuno può estrarre.

«Camminiamo tra la gente, con il nostro dolore sconosciuto e non visto: spesso sorridiamo, osiamo speranze nuove, piangiamo e ridiamo, opponiamo un’incredibile forza nel mentre dei nostri giorni con la tenerezza di un guerriero caduto, poi crolliamo. Crolliamo se viviamo notti insonni, un po’ accompagnati un po’ divorati dal dolore. Crolliamo quando nemmeno gli antidolorifici servono a redimerci, crolliamo quando dopo ore sfioriamo, esausti, il collasso. Crolliamo quando l’indomani non abbiamo nemmeno la forza di alzare un braccio e tutto il nostro corpo, crolliamo e, troppo spesso, non siamo creduti, crolliamo e ci aggrappiamo alle pareti di casa per reggerci, crolliamo e restiamo silenziosi e inerti distesi un giorno o più sui nostri pallidi letti, eppure siamo incredibilmente vivi.

Crolliamo e siamo ironici con noi stessi, crolliamo e sorridiamo, crolliamo e disperiamo, crolliamo e speriamo. Crolliamo ed è allora che vorremmo solo un abbraccio, un abbraccio che giunga come la Primavera a consolare l’Inverno, un abbraccio che stringa queste pesanti, forti, fragilissime membra e ci aiuti, con un bacio, a sollevarci dal letto o semplicemente ci contenga in esso. Crolliamo ed è allora che attendiamo una voce che ci ricordi la bellezza dei tramonti e delle stelle, che ci sussurri questa bellezza alle orecchie e che prometta: “il domani sarà più gentile”. E non importa se sarà davvero più gentile o no, il domani: per noi a bastare è il calore della promessa più della promessa stessa. A bastare è il calore di tacite presenze ad abitare questa nostra Notte, e con esse a bastare siamo noi. È come essere un corpo mutilato perché il dolore talvolta ci travolge, è come essere tutto il proprio corpo ma mai tutto, veramente. Ma è anche come lasciarsi a dolcissime danze: come ballare sotto la neve senza scarpe, sotto la pioggia senza gambe, sotto il sole senza braccia ma al tempo stesso è avere scarpe, è avere braccia e gambe. È suonare i tasti della vita mentre il dolore attraversa le mani e le dita. Crolliamo e ci rialziamo, crolliamo e ci rialziamo, crolliamo e ci rialziamo. Ci rialziamo e ricominciamo. Deboli ma più forti di prima.

Ci risolleviamo aiutati da mani amiche o totalmente soli: ci risolleviamo. Zoppichiamo tra i mobili di casa, sorridiamo: “oggi va meglio”. Oggi. Prepariamo il caffè, abbracciamo questo corpo pieno di spirito, ci prepariamo. Siamo già stanchi, ma cerchiamo di non farci caso. Infiliamo scarpe comode ed usciamo» spiega Deborah con occhi languidi. -15 luglio 2020- ©Valentino Petrosino

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