25 Giugno 2024

Le piante, come tutti gli esseri viventi, adottano strategie di difesa per sopravvivere e garantirsi il proseguo della specie. Essendo radicate e non avendo dunque la possibilità di correre via in caso di pericolo, hanno gli organi vitali distribuiti in tutta la loro struttura, cosicché, se anche la pianta viene recisa per l’80%, ha comunque la possibilità di rigenerarsi.

Tuttavia questo non è sempre sufficiente per proteggersi da erbivori o da altre minacce, quindi sviluppano altri metodi di difesa come la produzione di sostanze tossiche che possono provocare da lievi irritazioni fino a sintomi gravi e mortali.

Grazie al loro fascino, molti di questi vegetali sono ampiamente apprezzati per scopi ornamentali. Uno di essi è l’oleandro, un arbusto sempreverde con fiori appariscenti a forma di calice, dalle tonalità che vanno dal roseo al bianco e dal rosso al giallo. Vegeta sia spontaneamente che per coltivazione in tutte le zone dal clima temperato caldo e grazie alla sua colorata bellezza ed eleganza viene spesso scelto per decorare interni ed esterni, nonostante abbia un lato nascosto potenzialmente pericoloso. Infatti, in tutte le sue parti è presente un’elevata tossicità, con una maggiore concentrazione in foglie e fiori. La sostanza responsabile è l’oleandrina, un glucoside cardiotonico prodotto da questa pianta, che se ingerita può causare effetti gastrointestinali o interferire con il normale funzionamento del cuore provocando irregolarità, aritmia ed arresto cardiaco.

Questa sostanza è molto intensa e perdura anche quando la pianta si secca, per tal motivo non deve essere mai bruciata, ne tantomeno il suo legname utilizzato per arrostire, in quanto anche i fumi sprigionati sono tossici.

Nonostante il suo potenziale nocivo, maneggiando l’oleandro con cura e adottando le giuste precauzioni, si può godere della sua bellezza ornamentale senza incorrere in problemi di salute.

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