25 Giugno 2024

Ci sono delle persone di cui appare facile innamorarsi, forse per la disinvoltura del loro essere o la delicatezza dei loro tratti. Persone che risultano più magnetiche di altre nel loro modo di porsi e di raccontare le cose, o di saperle, o di osservarle. Che sembra rispondano alle leggi dell’armonia, qualsiasi cosa facciano. E che pare assomiglino sempre a se stesse, anche nelle contraddizioni.
Persone che emanano un’energia talmente densa e propria da generare negli altri la necessità di essere scoperte, e che in tale consapevolezza sono disinibite.

Non credo si tratti di nulla di raro, anzi credo che incontrare qualcuno di cui appare facile invaghirsi sia piuttosto comune. Tuttavia, ciò che trovo particolarmente affascinante è quello che succede una volta andati oltre il velo di fascino da cui si è istintivamente attratti, se perduri nella conoscenza dell’altro oppure svanisca. Capire dunque se la forza catalizzante risiede nella totalità dell’essenza di una persona, o semplicemente nell’immagine che con naturalezza riesce a proiettare. Se non sia nient’altro che il desiderio di possedere un determinato modo di essere, oppure l’ esigenza sincera di completarsi con qualcuno che l’istinto percepisce come profondamente affine.
Talvolta mi chiedo anche se, e in quel caso anche come, si possa avere la certezza di aver capito con quale delle due situazioni si ha a che fare. Se si brama ciò che l’altro rappresenta, e come lo fa, oppure si è innamorati davvero.

Ci pensavo mentre ero seduta su una panchina vicino al canale e due sagome in piedi su tavole da sup mi sono passate davanti. Era evidente non fossero molto esperte, ma erano perfettamente coordinate e coese nella loro rigidità. Effondevano un profondo senso di armonia, nonostante la legnosità dei loro movimenti. E così ho iniziato a domandarmi dove risiedesse il magnetismo della loro intesa, se non nell’immagine che insieme costruivano.

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