30 Maggio 2024

Sono piuttosto sicura che qualcuno ben prima di me abbia constatato che più alti sono i palazzi, più piccoli, e a tratti anche insignificanti, ci si sente. Tuttavia, credo che ci siano anche altri elementi da tenere in considerazione, come il colore di tali palazzi, che sostengo abbia un effetto non indifferente sullo stato d’animo delle persone. 

Ci ho pensato parecchio mentre ero a Bruxelles, nel quartier generale dell’Europa e delle sfumature di grigio. Vedere un costante viavai di sagome in giacca e cravatta, o in tailleur e décolleté, tra edifici dalle facciate pallide e poco accoglienti, ha suscitato in me una reazione profondamente diversa da quella che avevo immaginato. Piuttosto che sentirmi in soggezione o fuori luogo davanti a tutte quelle ombre di professionalità elegante e curata, ho avvertito un senso di tenerezza, quasi compassione. Mi sono infatti accorta che grigio di cui erano rivestiti molti dei palazzi istituzionali mi metteva estremamente di cattivo umore, spingendomi dunque a domandarmi se avesse le stesse ripercussioni emotive per le persone dall’aspetto signorile che vi si recavano dentro. Insomma, ho iniziato a chiedermi se quel colore spento spegnesse anche loro ogni giorno, o avesse il potenziale per farlo a lungo andare.

E anche se una risposta non l’ho avuta, anche perchè con quegli individui dall’aura distinta non ci ho parlato, il solo interrogarmi è bastato a mettermi tristezza, una di quelle sottili e fastidiose. Era uno sconforto grigio, come gli edifici che avevo davanti. 

Tutto questo per dire che Bruxelles mi è servita a capire che nella vita i colori possono avere un ruolo tanto importante quanto la grandezza delle cose, se non di più. E che io in un palazzo alto e grigio non mi ci vedo proprio, così come fatico a vedere tante delle persone che ho osservato varcarne l’ingresso. Magari mi sbaglio e sono felici lo stesso, ma ai miei occhi appaiono sbiadite.

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