26 Febbraio 2024

C’è un fiore nella cultura italiana non molto gradito perché rimanda ai defunti, al lutto e quindi alla tristezza. Probabilmente nel nostro Paese, il crisantemo assume questo significato per la sua durevole fioritura novembrina, vale a dire nel mese che, per ricorrenza cattolica, è quello dei morti. 

Contrariamente nel resto del mondo, specialmente in oriente, questo fiore viene associato alla felicità, alla pace, alla gioia, alla vita. Si regala nei giorni di festa come ai compleanni, ai matrimoni, alle nascite o in altre occasioni speciali.

Di questo fiore, il cui nome discende dal greco e vuol dire “fiore d’oro”, ne esistono circa 200 specie diverse per forme e colore, ad esempio alcuni sono simili alle margherite, ma con più petali e variegate sfumature, altri assomigliano a dei pompon.

Seppur in Italia gli attribuiamo una connotazione negativa, in realtà ha anche da noi una valenza positiva. Donare dei fiori ai nostri cari scomparsi è già di per se un atto di gentilezza, che vuole esprimere riconoscenza e gratitudine per tutti i momenti condivisi, per ciò che ci hanno trasmesso e per quello che di loro continuerà a vivere in noi. Farlo con il fiore d’oro, vuol dire manifestare queste emozioni positive come omaggio alla vita anche se si è addolorati.

Con il crisantemo, quindi, porgiamo l’ultimo dono alle persone amate, in ricordo della felicità che ci hanno offerto e della vita che hanno vissuto. Un saluto gioioso… l’ultimo.

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