13 Aprile 2024

Scrivere di calcio, di una partita appena trascorsa, è impresa ardua perché il tifoso potrebbe sostituirsi emotivamente a chi per passione e con onestà intellettuale prova ad offrire il suo contributo, in un altro campo, non quello del calcio ma delle idee. Soprattutto quando il campo per ben sedici volte ha costretto il tifoso ad abbassare gli occhi, rassegnato, ponendolo dinanzi all’amara verità che la speranza di risalire la china ha le sembianze di un amore seppure viscerale ma viziato. Da una immensa passione di ventimila e più spettatori, sfogata in quei fischi sonori e assordanti, preceduti da quell’abbandono mesto e sconsolato di chi oramai vede all’orizzonte le porte della…. città perduta! Dall’altro c’è chi, senza la furia cieca del tifo, ricompone quei 90 minuti in un flash preciso, un fatto che soccorre le idee: otto e più giocatori della squadra avversaria in una rincorsa forsennata, perché presi alla sprovvista dal contropiede della squadra granata, provano in tutti i modi a ritornare a difendere, assatanati dal bottino da portare in trionfo, il proprio fortino, e vi riescono. Di contro quattro difendenti dei colori granata si fanno impallinare da un uno-due micidiale dai brianzoli con una facilità inenarrabile che proverebbe ad impallidire anche i primi scalpiti di ragazzetti che calpestano campetti per divertirsi. La differenza è tutta qui: una, la squadra avversaria, in un ripiegamento micidiale con la testa comanda le gambe interpretando uno spirito collettivo, l’altra, in balia degli eventi, non lo è mai diventata una squadra. Prima nell’anima, poi nella tecnica. I tifosi lo hanno capito, lo hanno subito, hanno provato a scuotere facendosi in tutti modi il quarto uomo in campo; chi guida, invece, ha riflettuto, ha meditato, ma è sembrato mettere il broncio perché pensava di essere nel giusto, trovando a destra e a manca i colpevoli. Senza guardarsi dentro. In ritardo, ammettendo di aver lasciato fare. A chi e a cosa sarebbero le domande da fare per venirne a capo, soprattutto per il futuro, per comprendere e ritrovare quell’impresa, il calcio, fatto da persone vive.

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