Si sono spente da poco le luci sul Pride 2022 di Salerno, una edizione se non imponente nei numeri, senz’altro molto sentita e partecipata. Quest’anno si percepiva più che mai, tra la gioiosità e l’ottimismo che sono la cifra di questo movimento, la consapevolezza di essere solo all’inizio della strada per il pieno riconoscimento delle libertà di genere e che si entra in una fase dove più cupe e astiose si faranno le resistenze a questo cammino.

Sono in molti a pensare che sui diritti civili, si giocherà una parte importante della prossima contesa elettorale, e le premesse per uno scontro duro e cattivo, purtroppo, ci sono tutte. Se è scontato che una parte non esiterà a far leva sulle paure e le diffidenze verso la diversità per accrescere il proprio consenso, desta preoccupazione il timore di “esporsi troppo” paventato in alcuni settori delle forze tradizionalmente più libertarie.

Qui, l’idea è che la tutela delle libertà di genere venga “dopo” quella dei diritti sociali, del lavoro e che insistere sulla prima, possa essere considerata una “distrazione” rispetto alla difesa delle fasce economicamente più deboli della società.

Occorre sgombrare il campo da questi timori. Stabilire una qualsiasi gerarchia tra i diritti è il metodo utilizzato da chi vuole scardinarli tutti. E’ di vitale importanza essere consapevoli che un individuo è libero se lo è in ogni sua espressione, e che la libertà o è di tutti o semplicemente non è.