Alla notizia dell’arresto del Duce , la mattina del 25 luglio 1943, Alcide Cervi, Genoveffa Cocconi e i loro nove figli (sette maschi e due femmine) agricoltori dell’Emilia, vollero festeggiare la caduta del fascismo offrendo a tutti i loro compaesani un piatto di pastasciutta, un dono semplice ma prezioso se si considerano gli stenti che si pativano nelle campagne durante la guerra.

I tempi bui purtroppo non erano ancora finiti. Famiglia dai solidi ideali cattolici e sociali e attivissima nelle fila della Resistenza, i Cervi dovettero pagare un prezzo ben più alto alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo.

Alcide e i suoi sette ragazzi furono catturati dalle milizie di Salò il 25 novembre dello stesso anno. Alcide dovette patire il dolore di sopravvivere ai figli, fucilati il successivo 28 dicembre, e poté dar loro degna sepoltura insieme alla sua compagna, morta nel frattempo per un infarto, solo a guerra finita, nel quarantacinque. Egli visse fino al 1970, impegnandosi a tramandare la memoria delle gesta dei suoi figli e il ricordo degli avvenimenti terribili di quegli anni.

Quel 25 luglio, però, fu una domenica di festa e di speranza. Tutti gli anni, a Campegine (RE) il museo “Casa Cervi” prosegue la tradizione della “Pastasciutta Antifascista” per commemorare quel giorno. L’iniziativa è riproposta un po’ dovunque in tutta Italia, anche nella nostra Città.

E’ importante ricordare questa storia e raccontarla ancora, con un piatto di pastasciutta, semplicemente.