“Una statua non è per forza immobile nel tempo e immutabile nelle forme” è ciò che mi verrebbe da dire dopo che, per puro caso, ho avuto la fortuna di vedere la mostra di Jago organizzata presso Palazzo Bonaparte in Roma.

La riflessione sorge nel momento in cui si arriva alla terza sala, davanti all’opera “Habemus Hominem” (chiamata anche Spoliazione): la statua raffigurante Papa Benedetto XVI è la dimostrazione di come l’arte di questo scultore rappresenti il tempo, il passaggio di questo e il mutare delle situazioni, comprendendo anche le più difficili da ipotizzare.

Il busto del papa, realizzato nel 2009, lo si vede completamente spogliato, accennante anche un leggero sorriso, vuoto di quelli che sono i tratti severi di una figura del genere. In contrapposizione con l’annuncio elettivo del pontefice “Habemus Papam”, l’artista decide di giocare con la situazione inversa, la trasformazione del personaggio in persona, semplice uomo: “Habemus Hominem”.

La decisione di non creare una copia, ma di intervenire direttamente sulla stessa, è il carattere principale dell’opera. Questa scelta rende viva la scultura, mutevole e narratrice di un processo di drastico cambiamento, massima espressione dell’incertezza dei tempi che viviamo.

©Francesco Baldi