Il museo etrusco di Villa Giulia a Roma ci porta in un tempo lontano in cui è possibile compiere un viaggio tra varie raffigurazione di donne della civiltà etrusca. 

Si rimane incantati dai candidi volti e dai ricci mossi dal vento come quelli di Leucota, la dea bianca del mare, simbolo di fertilità e icona molto celebre del mondo etrusco.

Tuttavia l’espressione seducente, graziosa ed elegante di questa dea rimanda a quella dei volti di alcune donne conservati all’interno del museo. Il modo in cui sono raffigurate sembra farci toccare con mano un dato davvero interessante: se per i Greci la presenza delle donne al simposio creava scandalo, per gli Etruschi era usanza che le mogli assistessero al banchetto e bevessero del vino.

Ma che tipo di donna possiamo immaginarci quando pensiamo alla donna etrusca? 

I reperti che ci sono giunti ci hanno tramandato l’immagine di una donna orgogliosa e raffinata che amava vestirsi bene, adornarsi di gioielli preziosi e in più ricopriva un ruolo importante sia a livello familiare che a livello sociale. 

Accompagnandoci con i loro vigili occhi, queste raffigurazioni fanno riflettere sulla situazione di tutte quelle donne costrette a lottare per il riconoscimento dei loro diritti, per l’affermazione della loro posizione nella società, nella famiglia e nella vita professionale.

Quello che colpisce di più è la fierezza dei loro sguardi: simbolo di coraggio e determinazione. Ed ecco come in un immaginario connubio tra passato e presente le donne etrusche sostengono e lottano al fianco delle donne del ventunesimo secolo.