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Il mercato è antico come l’uomo che l’avrà di certo inventato non più di un minuto dopo avere fondato la sua prima città. Anche nelle città più austere e ordinate del nord, c’è una piazza, una strada in cui tutto si svolge secondo un copione vecchio di migliaia di anni. Non fanno alcuna differenza la lingua e la gente del luogo, il mercato è lo stesso ovunque e ovunque funziona nello stesso modo: il suo.

Il mercato è molto di più di un luogo in cui vendere e comprare. Delle grandi capitali, come dei paesi più piccoli, il mercato è il cuore pulsante, è dove c’è vita, dove succedono le cose. C’è mercato nei giorni di festa e, nella storia, nelle piazze del mercato sono iniziate le rivoluzioni, sono rotolate le teste e folle di persone hanno accompagnato i loro principi nell’ultimo viaggio.

Il mercato è sempre modernissimo. Il mercato è universale, è social, è economico ed è sostenibile da prima e più dei diversi sistemi di compravendita in rete apparsi negli ultimi anni. Questi poi, per essere riconosciuti dai loro utenti non possono che imitare l’originale persino nel nome, riferendosi a se stessi come a “mercatini digitali” o “virtuali”.

Il mercato è profondamente umano.