Scopa, scopone, briscola e tressette. Sono momenti storici e di forte aggregazione che si vivono con le carte napoletane, momenti da raccontare. Ogni partita può definirsi pubblica, perchè ogni tavolo è circondato da altre persone che, tra un commento e l’altro, osservano lo svolgersi del gioco. Tutte persone pensionate, accomunate dalla passione per il gioco, che quotidianamente si ritrovano con la speranza di pescare un “buon gioco” o un “settebello”, per poi ritornare a casa e dire orgogliosamente di aver vinto. Non si gioca a soldi ma vige il solo piacere della compagnia e degli sfottò.


«Eppure saremmo da preservare. Noi siamo l’ultima generazione appassionata. Ai nostri nipoti abbiamo provato a raccontare questi momenti e a insegnare come si gioca, proprio come fecero con noi i nostri nonni, ma non c’è stato nulla da fare. La maggior parte dei bambini oggi più che usare un mazzo di carte o giocare all’aria aperta preferiscono maneggiare cellulari e computer. Chissà, forse un domani si metteranno in cerchio con quegli aggeggi tra le mani e si sfideranno tra di loro ad un tressette virtuale» sostiene Orlando, un simpaticissimo ottantaquattrenne avellinese trasferitosi a Schiavi di Abruzzo negli anni 50, mentre fa “scopa”.