Un “civico” d’arte

L’ultima rivoluzione rimasta in sospeso è quella dell’immaginario: dobbiamo essere capaci di immaginare in quale società vogliamo vivere, e se vogliamo essere cittadini o consumatori.

Il civico 23, nel realizzare il suo progetto, portare la bellezza in un luogo periferico della nostra città, ha sicuramente posto in essere l’atto rivoluzionario di cui ci parla Luis Sepùlveda, e di cui ci dovremmo tutti preoccuparci: cittadini, e  come tali, ragionevolmente fruire di certi luoghi come se fossero una benedizione. Perchè, nei fatti, essi lo sono!

La prova ce la dà una signora -Salve! Posso entrare? Io sono del centro; mi trovo in questa zona per via dell’auto che ho portato a riparare. Questa è una zona buia, ho visto le luci accese e mi sono incuriosita… Cosa faranno mai lì dentro? Che strano, una mostra fotografica in un luogo periferico come questo! Continua -Ma perchè non l’avete organizzata in centro? Sapeste quanta gente passa di lì…

Domande di curiosità a iosa. Laconica sulle opere! Si congeda con sguardo distratto. A dimostrazione del fatto che nel pensiero comune alberga l’idea che sia la bellezza a doverci raggiungere, ovunque noi siamo. 

La celata pretesa che tutto si trasformi in un non luogo, lì, ove la sensazione è quella che la vita non trascorra, ma corra a ritmo del nostro consumismo.

La verità è che un quartiere potrà ritenersi vivibile soltanto con la cultura al suo “centro.” Continuare a migliorare e migliorarsi senza lasciare nessuno indietro. La cultura è inclusione. Essa è trasformazione dei luoghi… comuni! 

A farci visita la persona che si è occupata di rimettere in moto l’auto della signora che vive in centro. Il vestito bello della domenica è dato dalla nostra anima quando essa è alla ricerca della bellezza, che è la vita che facciamo entrare nella nostra vita. Ecco, l’ultima rivoluzione è stata avviata al civico 23 di via Parmenide.