Domani si celebrerà la Giornata Mondiale del Rifugiato, indetta nell’anno 2000 dalle Nazioni Unite, per commemorare l’approvazione della Convenzione di Ginevra sui rifugiati da parte dell’Assemblea generale ONU avvenuta nel 1951. Una Giornata per ricordare chi, a causa di guerre, persecuzioni, catastrofi, fame, è costretto ad abbandonare tutti i propri beni, il proprio lavoro, la propria casa, la propria cultura, le proprie tradizioni, il paese nativo.

Quando parliamo di rifugiati, spesso ci riferiamo a un’entità indistinta, una massa senza volto, la cui consistenza viene espressa in numeri, che nulla esprimono delle loro reali condizioni di vita e delle loro storie.

Questa giornata da l’occasione a tutti noi di riflettere su cosa l’Europa può fare, oltre ad accogliere, per evitare loro di abbandonare la propria terra. A questo proposito è interessante ricordarsi delle parole di Giovanni Paolo II pronunciate in occasione della 90esima giornata mondiale del rifugiato, celebrata nell’anno 2003: “Costruire condizioni concrete di pace, per quanto concerne i migranti e i rifugiati, significa impegnarsi seriamente a salvaguardare anzitutto il diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria”.