Le agromafie italiane e il caporalato in agricoltura, sono fenomeni legati in maniera indissolubile alle mafie meno conosciute.

Nel nostro paese, attraverso il cibo e la sua produzione si alimentano interessi e speculazioni connessi alla tratta di esseri umani, all’agricoltura irresponsabile, al controllo del trasporto su gomma, alla gestione dei principali mercati ortofrutticoli italiani e ai poteri politici compiacenti.

L’esercizio di questo potere criminale sull’intera filiera si traduce in bassi compensi per gli agricoltori e in prezzi finali molto alti per i consumatori che a volte vedono imporsi, in maniera del tutto inconsapevole, alcuni prodotti alimentari nella grande distribuzione.

Marco Omizzolo sociologo, attivista e giornalista d’inchiesta è stato nominato Cavaliere della Repubblica dal Presidente Mattarella per suoi meriti nella lotta alle agromafie. Ha osservato e studiato il fenomeno dall’interno scegliendo di vivere e lavorare per un anno e mezzo insieme alla comunità indiana (Sikh) dell’agro pontino. Marco denuncia il caporalato come un problema che riguarda tutta l’Italia, una piaga economica e prima ancora umana e sociale, che vessa e costringe i lavoratori, i braccianti, ad accettare condizioni disumane di quasi schiavitù: 14 ore al giorno di lavoro sottopagato, ovviamente senza tutele, due pause da 10 minuti e tutto questo ogni giorno di ogni mese dell’anno. Dall’osservazione diretta del fenomeno, Omizzolo ha colto la necessità di costruire un nuovo modello basato sul coraggio di denunciare questi soprusi e incentivare un’azione dialogica basata sulla collaborazione, sulla giusta informazione e sull’organizzazione del lavoro: “Bisogna offrire soluzioni e modelli alternativi (al caporalato che diventa padronato) per trovare soluzioni a un problema di sistema fondato sullo sfruttamento”.

La strada è ancora lunga ma, grazie a persone come Marco, si sente nell’aria il profumo di una nuova alleanza sociale.