“ Le pezze americane”, e subito pensiamo agli abiti usati. Esse sono figlie della II guerra mondiale, giunsero dall’America sulle bancarelle delle malconce cittadine italiane. Si dice che esse facessero parte del c.d. Piano Marshall, dal nome del capo di stato maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, a sostegno della ripresa economica europea nel periodo post bellico; o, più semplicemente, sono una traccia del senso solidaristico espresso dal popolo americano verso i paesi più bisognosi, come il nostro in quegli anni. Si trattava di indumenti usati che, in grosse balle, venivano scaricati nei porti italiani, acquistati a peso, arrivavano sui mercati, e, adagiati direttamente sul suolo, rivenduti.

Il simbolo di questo tipo di commercio fu l’abbigliamento militare americano e i jeans, a rappresentare “ Ah l’America quanto è bella, l’America è nostra sorella”. Uno dei primi luoghi d’Europa in cui essi venivano venduti fu il mercato di Resina, a rappresentare tutta la durezza di quel periodo, quello di via Pugliano, dagli anni ’70, è il precursore del mercato dell’usato, un’istituzione nel suo genere. Dunque, quello delle pezze americane è un fenomeno economico-sociale. Un vero e proprio commercio low-cost, a sostegno di chi viveva nel disagio. Da tempo lo individuiamo anche tra i banchi dei mercatini della nostra città, ove notiamo un vasto bacino di utenza, e sappiamo che se in un primo momento esso è stato il manifesto di una vita vissuta a stenti, oggi, vi ruota intorno un vero e proprio interesse da parte di chi ha occhio per pescare il pezzo buono, a buon mercato.

Spesso questi banchi riescono a fare concorrenza anche alle migliori boutique della zona, gli abiti griffati si mescolano a quelli graffiati, individuiamo calzature col marchio ed accessori non di poco valore, costumi per il cinema ed il teatro, drappeggi, addirittura abiti da sposa, rigorosamente di seconda mano. Tutto ha un prezzo stracciato, probabilmente anche quel sogno dal carattere cosmopolita da cui si era partiti, di americano non c’è più niente, tutta roba nostrana. Allora, quella dei panni americani ci lascia il sapore di un “chewing gum” amaro, il colore di quei jeans a stelle e strisce è andato definitivamente sbiadito. Sappiamo che intorno agli abiti usati, dismessi e scartati, vi è un mercato del riciclo e del riuso, che in Italia rappresenta l’1% dell’intero Prodotto Interno Lordo, insomma un business milionario, ma questa è un’altra storia, e ve la racconteremo.