In un parco, un anziano, solo, dannatamente solo: forse un nonno, ed un albero. I nonni, come gli alberi, sono vita, storia, saggezza, il loro tempo somiglia molto a quello delle piante, vivono seguendo il ritmo delle stagioni. Ma i nonni sono soprattutto energia, sono la radice che, da sotto la terra, aiuta le parti più giovani a nutrirsi e a svilupparsi. Eppure c’è un nonno, tanti nonni, seduti sulla panchina vuota, a rappresentare il dramma della solitudine. Per la società, chi è nel novero della “Terza età”, viene considerato anziano oltre i 65 anni: un nonno, appunto, perché ognuno di noi è o è stato un nipote.La loro emarginazione nella società genera una profonda sofferenza, quello stato di depressione in cui i nonni non avvertono più il tempo che passa, cercando di goderselo, ma lo sentono finire. Affrontare la solitudine in questa fascia di età equivale, ancor più, a sentirsi isolati e cadere, come facili prede, in trappole come quelle delle truffe, pur di sentire la lontana voce del presunto nipote. Eppure la presenza dei nonni è fondamentale, loro sono il legame indissolubile che si tramanda, sono la cura e le carezze, sono la memoria, quella fonte orale, viva, indispensabile in ogni famiglia, quel porto sicuro in cui rifugiarsi. Oggi, 2 ottobre, si celebra la festa dei nonni, ciò accade dal 2005, anno in cui è stata istituita ufficialmente per ricordare l’importanza del ruolo all’interno delle famiglie. Pensiamo al loro “status” di pensionato che, molto spesso, offre un’importante sicurezza economica alle generazioni più giovani, meno garantite dalla società. Ma, purtroppo oggi, c’è un importante numero di nonni, privati del loro “ruolo” sociale, ed è doveroso chiedersi come aiutarli per non perdere la nostra traccia storica… Portalo fuori, e su quella panchina regalagli il tuo posto accanto.