Lasciamo la Strada statale 407, da tutti conosciuta come Basentana, e davanti ai nostri occhi appare un piccolo presepe, un angolo di Basilicata che stupisce e che racchiude fascino e magia: è la normanna Castelmezzano. E’ lì da 1.700 anni, aggrappata alle Piccole Dolomiti lucane – enormi schegge di arenaria modellate dall’azione millenaria degli agenti atmosferici – eccezione geologica stupefacente, somiglianti alle più famose Dolomiti del Trentino e del Veneto. Il borgo nasce quando gli abitanti dell’antica Maudoro fuggono dalle incursioni saracene. Durante il loro esodo riconoscono in queste rocce un ricovero ideale: da qui si poteva colpire l’eventuale nemico con una pioggia incessante di pietre. Tutta l’essenza si concentra nella posizione solitaria, austera, quasi intoccabile. Il paesaggio ha il sapore della fiaba, della leggenda e i luoghi diventano mitiche realtà di un tempo in cui l’uomo vive in simbiosi con la natura. Nel 2007 la rivista statunitense Budget Travel include Castelmezzano tra le più belle località del mondo di cui non si è mai sentito parlare e nel 2017 The Telegraph la inserisce nella sua lista dei “19 borghi più belli d’Italia”. Un luogo che racconta e si racconta, parole e voci echeggiano nei suoi portici. Lì, dove un tempo si accendevano i fuochi, si spezzava il pane e si condividevano fatti, dove la storia e le storie vivevano fra le pietre. Sotto quegli stessi archi, oggi, tra memoria e innovazione, apre ancora le sue porte, accoglie e accompagna i passi di chi ha voglia di ascoltare prima di incamminarsi verso i picchi di arenaria. E poi su, con gli occhi aggrappati alle nuvole.