Il 30 Ottobre correrà il quarto anniversario del terremoto che colpì la zona dei Sibillini nel centro Italia, tra i paesi di Norcia e Preci. Erano le 7.40 quando la terra tremò, la magnitudo 6.5 sulla scala Richter, la profondità 9km, le vittime 2 e i danni incalcolabili. Un terremoto in termini energetici 2 volte più forte di quello dell’Aquila del 6 aprile 2009. Il 2020, secondo il presidente del consiglio regionale umbro Marco Squarta, doveva essere l’anno della ricostruzione ma – quarantasei mesi e dodici giorni dopo quella data – lentezza e burocrazia caratterizzano ancora la ricostruzione.A partire dagli anni ‘80 assistiamo al graduale abbandono dei paesi, fino alla situazione attuale in cui la quasi totale desertificazione di aree interne, colline, montagne è un fenomeno che accomuna tutte le aree colpite dai sismi, annullando presunte dicotomie geografiche.Historia magistra vitae avrebbero detto i latini – tuttavia nessuno sembra aver imparato. Le lungaggini della ricostruzione sono l’esemplificazione di uno stato lontano dalle reali esigenze della gente. Se nemmeno davanti ad una tragedia di queste proporzioni la classe dirigente risponde in maniera celere e decisa come possiamo immaginare di poter avanzare – tutti insieme – senza che nessuno rimanga indietro?La ripartenza dell’Italia passa – inevitabilemente – per la ricostruzione del centro Italia.

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