Al suo interno, un profumo di colla e di pelle, tra cumuli di scarpe da riparare. Tutto poco ordinato, ma fortemente vissuto. Fin dal Medioevo le botteghe dei “ciabattini” erano raggruppate in corporazioni di persone e avevano anche un Santo patrono, San Crispino. Era un lavoro a volte difficile, fatto di precisione e pazienza, che rientra in quelle mansioni oggi dimenticate e sostituite anche dal low cost, per cui si tende a buttare, piuttosto che cercare di riparare. Antonio, conosciuto come “Tonino”, non ripara più scarpe. La triste malattia dell’Alzheimer, patologia degenerativa di demenza progressiva, l’ha costretto a vivere una vita diversa. La sua bottega era una seconda casa. Dietro ogni scarpa c’era una storia da raccontare. Ha trascorso in quelle mura tutta la sua vita. Nel negozio, con gli amici e clienti ci si riuniva per guardare insieme le partite di calcio e discuterne. Tonino giocava come portiere nella squadra del paese. Era bravo e i trofei esposti raccontano silenziosi le imprese sportive. Oggi resta solo il punto di ritrovo della memoria dei suoi compagni più cari. Tonino mi guarda entrare, senza dire nulla. La sensazione è che vorrebbe raccontare tante cose, ma la sua memoria ha deciso di farlo vivere in uno spazio senza tempo. Guardo. Osservo. Esco dalla bottega come se fosse un museo di ricordi e con la consapevolezza di aver vissuto quel tempo.