In Italia, il fenomeno degli orti in aree urbane ha registrato, negli ultimi decenni, un forte sviluppo. Questa risorsa offre la possibilità di produrre in proprio gli ortaggi non destinati alla vendita, promuovendo, allo stesso tempo, l’integrazione sociale e la riqualificazione del territorio. Spesso, infatti, si tratta di spazi ricavati in aree degradate o periferiche delle città, assegnate a comuni cittadini che ne abbiano cura, trasformandoli in luoghi dove “fare comunità”, prendersi cura dell’ambiente e produrre a KM0. L’orto sociale, a differenza dell’orto urbano, ha una funzione educativa, civica ed etica in quanto nasce con lo scopo di dare un impegno a pensionati, persone con disabilità o in condizioni di grave disagio sociale, offrendo loro la possibilità di autoprodurre del cibo e di creare relazioni. L’orto, infatti, in questi progetti sempre più numerosi nelle città, non è un semplice terreno dove coltivare, ma diventa luogo di scambio dove si uniscono pratiche sociali e culturali, attraverso un’esperienza di agricoltura sostenibile e civica. E sul nostro territorio come siamo organizzati a riguardo?